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Dopo l'opera in due atti e mezzo "È inutile prendersela con le cooperative rosse se tuo cugino si è suicidato a testate contro la lavastoviglie", torna Davide Carrozza con tutto l'alone di mistero e l'apparente scontrosità musicale a rimorchio. Questa volta l'opera del cantautore si traduce in un unico brano (title track) di quasi 48 minuti. Strumentale. Completamente fondata sulla chitarra acustica. Distaccata dalla realtà. Appartata in un anfratto buio e cerebrale. Corde solleticate, che si muovono (o danzano?) l'una vicina all'altra, in punta di piedi. Un viaggio senza ritorno. Una nenia reiterata, una cantilena urticante o pura genialità? A voi l'ardua sentenza. [***]
(Emanuele Tamagnini, Nerds Attack!, 21 luglio 2010)
Niente distorsioni chitarristiche, sintetizzatori vintage, campionamenti, cut’n’paste. Niente velleità da avant rock-opera. Solo un unica, lunga (oltre 47 minuti) traccia a base di un folk acustico minimalista con sfumature post. Questo riserva “Verso l’infinito e basta!”, secondo lavoro autoprodotto nell’arco di pochi mesi da Davide Carrozza. E, diciamolo anche, seconda delusione. Perché questo intreccio di ritmiche minacciose ed arpeggi delicati dall’andamento ipnotico non decolla mai e sembra non andare proprio da nessuna parte. Spiace dirlo, ma quest’album fa rimpiangere il suo predecessore, il non eccelso “È inutile prendersela con le cooperative rosse se tuo cugino si è suicidato a testate contro la lavastoviglie”: lì almeno la varietà degli spunti sopperiva almeno in parte alla prevedibilità dell’insieme. Con “Verso l’infinito e basta!”, invece, siamo semplicemente al cospetto di un banale, lungo, monocorde e solipsistico esercizio di stile pseudo-avanguardistico. (4/10)
(Marco Loprete, Kathodik, 2 luglio 2010)
L’arpeggio assassino di Davide Carrozza.
Secondo capitolo di Davide Carrozza. La saga del genio travestito da non-comunicatore continua. Se nel precedente capitolo abbiamo tessuto con ragione e fatica le sue lodi ora non possiamo che affondare il coltello nella piaga.
Perché questo chitarrista, questo provocatore, questo scrittore di talento (ci dobbiamo far bastare il titolo: “Verso l'infinito e basta!”) compone una musica di 40 minuti circa? Tra l'altro, tengo a precisare, si tratta di arpeggi di una semplicità che a volte rasenta l'ingenuità. E tutto potevamo dire, ascoltando “È inutile prendersela con le cooperative rosse se tuo cugino si è suicidato a testate contro la lavastoviglie” tranne che il nostro fosse o sembrasse ingenuo.
Chissà quale dei due Cd avrà composto per primo. La risposta potrebbe spiegare se qui trattasi di evoluzione o del suo contrario. Lui, intanto, in quest’album suona per 40 minuti. O suona con una forza disumana o, come spero, fa uso del copia e incolla tramite computer ed elettronica varia. Sicuramente vuole battere tutti i record di durata o farci vincere il premio della pazienza. Non ha importanza.
Dal punto di vista della sostanza artistica resta fermo il commento relativo a “È inutile prendersela con…”. Qui, purtroppo, incontriamo meno inventiva e meno aggressività. Le assenze sono dovute alla mancanza dei timbri elettrici ed elettronici.
Ci scusi la recensione scarna e lacunosa ma se lui può suonare quello che gli pare io posso scrivere ciò che più mi aggrada. W la musica. Speriamo che il suo animo sperimentatore sia sazio e appagato e che in futuro ci proponga qualche variazione più sorprendente.
Buon arpeggio.
Voto: 5.5/10
Genere: oltraggioso arpeggiativo
(Josè Leaci, Saltinaria, 7 marzo 2011)
Davide Carrozza è un provocatore. Il musicista campano, attivo dal 2005, ha dato alle stampe sei album a dir poco mirabolanti, l’ultimo dei quali è questo Verso l’infinito e basta! che abbiamo scelto di recensire. La materia sonora è riconducibile al filone della musica d’avanguardia, per quanto le intenzioni del nostro ci sembrano molto più ironiche che presuntuose; perciò non conveniamo con certa critica che definisce i suoi lavori come pleonastici oppure semplicemente senza senso.
La sua musica trova una ragion d’essere proprio nel sarcasmo, nella voglia di spiazzare l’ascoltatore pur rimanendo fedele al proprio modus operandi assolutamente anarchico (in altri tempi si sarebbe definito un “freak” nell’accezione Zappiana del termine). Di certo qui siamo lontani dalle geniali intuizioni di Frank Zappa, ma l’attitudine a mettere a dura prova l’ascoltatore è la stessa. Fondamentalmente la materia sonora viene scomposta e riassemblata col metodo del “cut and paste” più o meno marcato. Rispetto ai lavori precedenti (sentiamo di consigliare soprattutto l’album È inutile prendersela con le cooperative rosse se tuo cugino si è suicidato a testate contro la lavastoviglie nel quale la matassa acustica viene intervallata da distorsioni elettriche, sintetizzatori e spezzoni di interviste tv/manifestazioni di piazza), in Verso l’infinito... la varietà è ridotta all’osso e l’unico strumento che viene manipolato è una chitarra acustica che subisce micro variazioni nell’arco degli oltre 47 minuti di musica (unica traccia che da il titolo all’album).
É una lunga cavalcata chitarristica che sembra debba avere il culmine classico di certe sonorità post rock, che però non avrà mai. Carrozza si beffa dell’ascoltatore che si aspetta l’esplosione melodica fino all’ultimo secondo della traccia, quando si affievolisce e si conclude allo stesso modo nel quale aveva preso il via.
Novello Rhys Chatham de’ noiartri, è un artista da tenere d’occhio, qualora volesse davvero mettersi d’impegno a suonare con maggiore perizia i suoi strumenti, potrebbe riservare parecchie sorprese.