"È inutile prendersela con le cooperative rosse se tuo cugino si è suicidato a testate contro la lavastoviglie"
Opera a finto programma in due atti e un intermezzo
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"È inutile prendersela con le cooperative rosse se tuo cugino si è suicidato a testate contro la lavastoviglie": il titolo di questa "opera a finto programma in due atti e un intermezzo" è da orgasmo, almeno per chi ha tenuto per un anno Le luci della centrale elettrica in repeat nel lettore. Il contenuto, invece, è da orgasmo per... boh. Forse per gli irriducibili anticonformisti a oltranza con gli scritti di Lester Bangs sul comodino a mo' di bibbia e il segnalibro all'articolo in cui sosteneva che "Metal Machine Music" fosse il capolavoro di Lou Reed? Forse. Per quanto riguarda il resto della popolazione mondiale (e per "resto" intendiamo il 99,99 percento suppergiù), pare francamente difficile che il lavoro di Carrozza possa trovare riscontri positivi, e per una volta ci sentiamo di dare ragione alla grigia massa. L'intento avanguardistico è chiaro. Però. Però "Metal Machine Music" è un disco di trentacinque anni fa e John Cage ha già abbondantemente dato. Insomma, è inutile prendersela con chiunque se la "musica" di Davide Carrozza suona così vecchia nel suo voler suonare nuova (compreso l'intermezzo, col telefonatissimo montaggio di voci che protestano per disoccupazione, monnezza e politicume vario e voci del monnezzaio televisivo). Almeno, negli anni settanta, c'erano le droghe psichedeliche, che avrebbero aiutato a trovare un senso filosofico-visuale a primo e secondo atto, due lungherrime e monotonerrime suite per piano e chitarre distorte. Ah ecco, forse il cugino ha preso a testate la lavastoviglie perché non aveva assunto abbastanza stupefacenti prima dell'ascolto.
(Letizia Bognanni, Rockit.it, 29 ottobre 2009)
In ogni caso, un disco coraggioso. Certo, indigesto, velleitario, presuntuoso e via di questo passo. Ma coraggioso.
Tralasciando il titolo chilometrico (prendete fiato!: "È inutile prendersela con le cooperative rosse se tuo cugino si è suicidato a testate contro la lavastoviglie"...) e concentrandoci sulla "nuda" musica, quella di Davide Carrozza potrebbe tranquillamente essere teletrasportata nei Settanta italici ricchi di sperimentatori più o meno avventurosi, più o meno validi.
Un folk-progressivo che vira al noise e ad una certa grandeur sinfonica? Uhm, potrebbe andare, sì! Ma non lasciatevi ingannare: in fin dei conti, il coraggio del Nostro non basta a fargli fare il grande salto. Così, i tre atti di quest’opera rock (!) passano, disturbano, annoiano, intrigano un pochetto e se ne vanno via, senza molto clamore. L'ostinato per chitarra acustica di "L'ultima battaglia dei nati prematuri" progressivamente guadagna in consistenza, fino a raggiungere un climax ruvidissimo per distorsioni e rintocchi celestiali. Poi, ridiscende verso i lidi terreni e sgattaiola lontano, verso l'inutile e ridondante montaggio di voci rubate alla televisione di "Intermezzo: novantasei motivi per cui non sono nato a Predappio", che vorrebbe donare al disco quell'aura politica di cui, onestamente, non avverto la necessità (e non so voi).
Però, i titoli, diciamolo, sono uno spasso. Che ne dite di "Volete tutta la verità o che vi ripavimenti casa?" e del suo inesausto volo chitarristico psych-noise? Per quanto mi riguarda, preferirei farmi ripavimentare casa... anche se l’ascolto in sottofondo non guasterebbe.
Da rivedere. (5/10)
(Francesco Nunziata, Ondarock, 01 gennaio 2010)
Tre atti per Davide Carrozza, soltanto tre lunghi atti. Un inseguimento automobilistico, chitarre rovinose e precise, un giro senza fine, "È inutile prendersela con le cooperative rosse se tuo cugino si è suicidato a testate contro la lavastoviglie" è il disco autoprodotto di Davide Carrozza. Esuberante lavoro che richiede una grande attenzione e non sopporta l'ascolto di sottofondo, un domino che cade rovinosamente, un coraggiosissimo lavoro dalle valide idee. Non si digerisce molto bene, l'impatto non immediato rischia di spazientire l'ascoltatore, un rischio da correre, un analisi approfondita rivela invece tecnica e passione da non sottovalutare affatto, il tempo della libertà compositiva si prende la sua rivincita. E che rivincita. Davide Carrozza macina minuti a ripetizione, instancabile one man band controverso in maniera esagerata. Un promo/disco da prendere con le pinze ed ascoltare in totale assuefazione, "È inutile prendersela con le cooperative rosse se tuo cugino si è suicidato a testate contro la lavastoviglie" è desideroso di farsi conoscere, buona musica per intenditori. (3/5)
(Riccardo Merolli, Rockambula, 27 marzo 2010)
Dire che Davide Carrozza abbia realizzato, con questo suo “È Inutile Prendersela Con Le Cooperative Rosse...”, un disco “facile” sarebbe cadere nel ridicolo. Tuttavia, dichiarare l’ esatto opposto - ovvero che si tratti di un disco iper-complesso, indecifrabile ed ultra-avanguardistico - sarebbe altrettanto fuori luogo. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo. Perché se è vero che l’opera di questo solitario sperimentatore e manipolatore di suoni è composta da tre lunghe divagazioni minimaliste a base di psych-folk, noise e droni, è anche vero che la costruzione dei brani risulta assai prevedibile, alla lunga persino noiosa. Dunque stiamo parlando di un disco in fondo innocuo, che non sconvolgerà un bel niente. Ecco perché parlare di sperimentazione radicale suona quantomeno forzato.
Questa sorta di «opera a finto programma in due atti e un intermezzo», come la definisce lo stesso autore all’interno dello scarno booklet che accompagna il CD, si organizza in tre atti. Il primo, L’ultima Battaglia Dei Nati Prematuri, è giocato su arpeggi ostinati e terribili distorsioni chitarristiche, droni, penetranti suoni di tastiere dal sapore vintage (sembra, per qualche istante, di essere in un disco di spaghetti-prog anni ’70) ed una squillante, sghemba e dissonante melodia psych-folk, il tutto incastrato in una struttura di stampo minimalista che oscilla, per tutti i quasi 38 minuti di durata del pezzo, tra momenti di stasi e crescendo.
L’intermezzo 96 Motivi Per Cui Non Sono Nato A Predappio, costruito incanalando campionamenti di voci presi dalla televisione in un unico flusso in cui si fondono varietà (il Peo Pericoli della Gialappa’s Band) e dramma sociale (dichiarazioni sul lavoro interinale e sull’emergenza rifiuti napoletana), dovrebbe rappresentare il momento “politico” del disco: in realtà siamo di fronte ad un banale esercizio di stile, con la sottolineatura di un commento musicale (sempre affidato alla chitarra) che passa da una melodia folkeggiante molto lo-fi all’avant-hardcore dei CCCP. Il secondo e ultimo atto, Volete Tutta La Verità O Che Vi Ripavimenti Casa? testimonia in maniera estremamente evidente tutta la fragilità dell’opera di Carrozza. Protagonista del pezzo, un pianoforte impegnato in un delicato e soave arpeggio classicheggiante a cui si sovrappongono gradualmente chitarre dalle ritmiche ossessive e dai suoni sporchi e manipolati. Il lento crescendo disegna un’atmosfera thrilling/ossessiva, causa bassi incalzanti e l’incupirsi del fraseggio pianistico. Nella parte terminale del pezzo, le chitarre si spengono progressivamente ed il pianoforte si reimpossessa della scena, impegnandosi nel suo tipico arpeggio classicheggiante prima di spegnersi lentamente.
Tirando le somme, se il primo atto di questo confusa e un po’ velleitaria rock opera (a proposito: se qualcuno riesce a coglierne il concept, ci contatti) risulta tutto sommato interessante, gli altri due sono, nell’ordine, inutile e noioso. La sperimentazione di Carrozza è, ripetiamo, prevedibile, stereotipata, distante mille miglia dalla radicalità di certe produzioni, passate e recenti. Voto: 5
(Marco Loprete, Kathodik, 7 aprile 2010)
L'intero titolo del debutto discografico del buon Carrozza in realtà è "E' inutile prenderserla con le cooperative rosse se tuo cugino si è suicidato a testate contro la lavastoviglie". Da cotanto roboante e ironico titolo sarebbe lecito aspettarsi un qualcosa di tremendamente sarcastico, e magari chessò anche di luridissimo punk rock, giusto? No, siete fuori strada.
Il buon Davide ha avuto la creanza di mandare il suo lavoro accompagnato da una missiva, che spiegava più o meno come la mancanza di fondi abbia donato a questo album un'aura di vaga disperazione a la "sono un povero musicista". In realtà poco conta la condizione economica del nostro, perché nel 2010 grazie alla pirateria e alle schede audio moderne di certo non serve più una sala prove o uno studio di registrazione professionale per sfornare qualcosa di decente. In ogni caso confesso che le citazioni di Vonnegut (Mattatoio no.5 è il mio preferito) e Dalì mi hanno davvero entusiasmato.
Ma cosa troveremo nei tre pezzi di 'E' inutile...'? Due strumenti, chitarra e pianoforte (quest'ultimo solo nella traccia conclusiva) che ci accompagnano per più di venti minuti a botta e un intermezzo dove vari clip audio ci danno un veloce spaccato dell'orrore della società italiana, lasciando poi il posto a una chitarra prepotente. Ma Carrozza non è uno sperimentatore, e le sue lunghe schitarrate suonano come una successione di riff per una canzone indie mai completata. Intendiamoci, la cosa non è certo una critica, visto che sicuramente tengono molto più sveglia l'attenzione rispetto a qualcosa di completamente astratto e senza forma. E in questo senso, la traccia iniziale, L'ultima battaglia dei nati prematuri lascia piuttosto soddisfatti.
Il resto purtroppo no, l'intermezzo è interessante ma non particolarmente pregno di grandi messaggi e il lungo pezzo finale è rovinato da una distorsione di chitarra davvero pessima, talmente sottile e senza mordente che sembra quasi uno Spot andato a male (sì sì, il produttore di Zen Arcade), la melodia anche ne risente e non riesce proprio a raggiungere le interessanti melodie del pezzo iniziale.
E quindi beh, l'album è finito qui; che dire? Il tutto è rilasciato sotto licenza Creative Commons, e a Carrozza comunque non dispiacerebbe rientrare nelle spese della produzione. Volete dargli una mano? Voto: 6